Cessione d’azienda illegittima, la natura di “retribuzione” esclude la detraibilità dell’aliunde perceptum

Non solo in tema di interposizione di manodopera, ma anche avuto riguardo alla fattispecie della cessione del ramo d’azienda, ove ne venga accertata l’illegittimità e dichiarata l’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’omesso ripristino del rapporto di lavoro ad opera del committente/cedente determina l’obbligo di quest’ultimo di corrispondere le retribuzioni, a decorrere dalla messa in mora. Di qui, non trova applicazione il principio della compensatio lucri cum damno su cui si fonda la detraibilità dell’aliunde perceptum dal risarcimento (Corte di Cassazione, sentenza 07 agosto 2019, n. 21159).

Una Corte di appello territoriale, confermando la pronuncia di primo grado, aveva respinto l’opposizione a un decreto ingiuntivo emesso nei confronti di un datore di lavoro per il pagamento di un importo a titolo di retribuzione, successivamente ad altra sentenza con cui era stata dichiarata l’inefficacia del trasferimento di ramo d’azienda avvenuto in favore di altro datore di lavoro e della correlata cessione del contratto di lavoro del prestatore. Secondo la Corte territoriale non risultava che il lavoratore avesse, nel periodo in controversia, percepito redditi da portare in detrazione rispetto a quanto dovuto dal datore di lavoro ingiunto, a parte l’indennità di mobilità che però si sottraeva al regime della “compensatio lucri cum damno”.
Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando la falsa applicazione della legge per mancata detrazione a titolo di aliunde perceptum.
Per la Suprema Corte, il ricorso non è fondato. La questione della natura dei crediti vantati dal lavoratore per effetto del mancato ripristino del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro cedente, nonostante la sentenza di accertamento della illegittimità della cessione del ramo d’azienda, con decorrenza dalla messa in mora, trova soluzione nel senso della natura retributiva e non più risarcitoria (Corte di Cassazione – S.U., sentenza 7 febbraio 2018, n. 2990). Non solo in tema di interposizione di manodopera, ma anche avuto riguardo alla fattispecie della cessione del ramo d’azienda, ove ne venga accertata l’illegittimità e dichiarata l’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’omesso ripristino del rapporto di lavoro ad opera del committente/cedente determina l’obbligo di quest’ultimo di corrispondere le retribuzioni, a decorrere dalla messa in mora. Pertanto, una volta sancita la natura retributiva delle somme da erogarsi dal cedente inadempiente al comando giudiziale ed escluso che la richiesta di pagamento del lavoratore abbia titolo risarcitorio, non trova applicazione il principio della compensatio lucri cum damno su cui si fonda la detraibilità dell’aliunde perceptum dal risarcimento e, quindi, di detraibilità dell’indennità di mobilità non è dato parlare.