Congedo straordinario per figli disabili e limite biennale

Il diritto al congedo per handicap grave deve essere inteso nel senso che il previsto limite biennale, non superabile nell’arco della vita lavorativa anche nel caso di godimento cumulativo di entrambi i genitori, si riferisce a ciascun figlio che si trovi nella prevista situazione di bisogno, in modo da non lasciarne alcuno privo della necessaria assistenza che la legge è diretta ad assicurare.

Nel pronunciarsi sul caso di specie, la Suprema Corte di Cassazione ha ribadito il principio secondo cui “Il diritto al congedo per handicap grave applicabile “ratione temporis”, deve essere inteso nel senso che il previsto limite biennale – non superabile nell’arco della vita lavorativa anche nel caso di godimento cumulativo di entrambi i genitori – si riferisca a ciascun figlio che si trovi nella prevista situazione di bisogno, in modo da non lasciarne alcuno privo della necessaria assistenza che la legge è diretta ad assicurare”.
Del resto, la modifica apportata nel 2011 alla disposizione in questione, in materia di congedo per assistenza di soggetto portatore di handicap grave, ha stabilito che, “Il congedo fruito ai sensi del comma 5 non può superare la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa….”, ha riconosciuto espressamente che il limite biennale previsto si riferisce a ciascuna persona portatrice di handicap, nel caso in esame, a ciascun figlio portatore di handicap.
Nel caso di specie, invece, l’Inps riteneva che, le affermazioni della Corte erano in contrasto con la formulazione letterale delle norme citate dalle quali si evinceva che il diritto al congedo biennale può essere fruito una sola volta, in maniera continuativa o frazionata, nell’arco della vita lavorativa.