Fringe benefit: onere del compenso al procuratore trasferito alla società sportiva

Con l’Ordinanza n. 7377 del 17 marzo 2020, la Corte di Cassazione ha affermato che in assenza di un “mandato diretto”, se la società sportiva sostiene l’onere del compenso al procuratore per la consulenza nella preparazione del contratto di lavoro tra la società e il giocatore, la somma pagata si considera fringe benefit per il giocatore, quale beneficiario indiretto. La somma concorre a formare il reddito di lavoro dipendente del calciatore da assoggettare a tassazione (Corte di Cassazione – Ordinanza 17 marzo 2020, n. 7377).

L’attività degli agenti di calciatori è regolata da una particolare disciplina secondo cui può essere eseguita solo dopo che l’agente abbia ricevuto formale incarico da parte del calciatore o della società sportiva, mediante la compilazione, a pena di inefficacia, di appositi moduli (predisposti dalla commissione degli agenti dei calciatori), in quadruplice copia, da depositare anche presso la segreteria dell’organo federale e presso la suddetta commissione, distinti per colore: il modulo blu (mandato tra calciatore e agente) e il modulo rosso (mandato tra società sportiva e agente).
Nella controversia esaminata dalla Corte Suprema con l’ordinanza n. 7377/2020, proprio l’assenza del mandato tra la società e il procuratore (modulo rosso) ha legittimato la presunzione dedotta dal Fisco, che il compenso pagato dalla società sportiva all’agente per la consulenza nella preparazione del contratto di lavoro con il giocatore, in realtà, costituisse un fringe benefit in favore del giocatore, attraverso il trasferimento del costo della prestazione dell’agente dal calciatore alla società.
In altri termini il giocatore si ritiene beneficiario indiretto del compenso, da includere tra i redditi di lavoro subordinato in forza del principio di onnicomprensività, in quanto, anche se l’importo risultasse concordato tra la società e il procuratore dello sportivo, sostanzialmente rappresenta il compenso per le prestazioni professionali di assistenza e consulenza del procuratore a favore del calciatore.
I giudici di legittimità hanno dunque rigettato il ricorso del giocatore, evidenziando che secondo il principio di onnicomprensività “il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”.
Ciò comporta che si debbano includere tra i redditi di lavoro dipendente anche gli importi e le erogazioni in genere integranti, come nel caso di specie, un vantaggio accessorio attribuito dal datore di lavoro al dipendente in aggiunta alla normale retribuzione (fringe benefits).
Nella fattispecie concreta, la mancata esibizione, durante la verifica fiscale della GdF presso la società sportiva, del cd. “mandato rosso”, che avrebbe attestato l’esistenza di un rapporto contrattuale diretto tra la società di calcio e il procuratore sportivo, privilegia la qualificazione della somma pagata dalla società all’agente, non come un costo deducibile della società di calcio, ma come un reddito (aggiuntivo) di lavoro dipendente (fringe benefit), imponibile in capo al calciatore, assistito dal procuratore, sul presupposto che l’attività dell’agente (seppure pagata dalla società) fosse svolta nell’esclusivo interesse del calciatore, in virtù del rapporto contrattuale esistente tra lo sportivo e il procuratore.