L’attività ispettiva per contrastare gli appalti illeciti

Si forniscono istruzioni agli ispettori sulla certificazione dei contratti di appalto.

Eventuali certificazioni di contratti di appalto possono ritenersi del tutto inefficaci sul piano giuridico, in particolare se le stesse siano riconducibili ad enti bilaterali che non possono ritenersi tali. Tali enti, infatti, sono esclusivamente gli “organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative”; in questo caso, il personale ispettivo sarà tenuto a verificare quali siano i soggetti collettivi che hanno dato vita all’ente che spesso risulta costituito da soggetti pressoché sconosciuti sul piano della rappresentatività sindacale e che operano per conto di una sola o di pochissime realtà datoriali.
In altri casi, laddove non sia in discussione la legittimazione del soggetto certificatore, occorre verificare la volontà dello stesso circa la possibilità di agire sulle certificazioni già rilasciate, eliminandone gli effetti giuridici, in ragione di uno o più vizi che possano ritenersi inficianti la valutazione effettuata in sede di emanazione del provvedimento. In queste ipotesi occorre verificare la sussistenza di eventuali vizi dell’istanza di certificazione che possano riverberarsi sul successivo provvedimento emanato dalla Commissione. Nello specifico, appare necessario accertare se l’istanza sia stata sottoscritta da entrambe le parti del contratto e se contenga tutti gli elementi utili a consentire una compiuta valutazione da parte della Commissione di certificazione. In tal senso, occorre fra l’altro verificare la correttezza delle dichiarazioni, normalmente contenute nelle istanze di certificazione, in ordine ad eventuali precedenti ispettivi in capo ad una o entrambe le parti del contratto. Qualora, infatti, tali dichiarazioni non risultino veritiere o incomplete, può ritenersi evidentemente compromessa la successiva valutazione della Commissione, in particolare laddove gli illeciti abbiano a riguardare un uso distorto della tipologia di contratto per il quale si richiede la certificazione.
La valutazione riguarda poi l’obbligo delle Commissioni di certificazione di comunicare “l’inizio del procedimento (…) alla DPL che provvede a inoltrare la comunicazione alle autorità pubbliche nei confronti delle quali l’atto di certificazione è destinato a produrre effetti” affinché possano “presentare osservazioni alle commissioni di certificazione”. Detta comunicazione dovrebbe essere trasmessa alla sede territoriale dell’Ispettorato del lavoro che, in relazione al luogo di svolgimento delle prestazioni lavorative, potrebbe essere interessata dagli effetti della certificazione. In molti casi, invece, la comunicazione è effettuata all’ITL competente in relazione alla sede legale dell’impresa (nel caso di appalto dell’impresa appaltatrice) che ha sottoscritto l’istanza. L’individuazione non corretta del destinatario della comunicazione potrebbe dunque compromettere la possibilità, da parte di questo Ispettorato di fornire importanti elementi di valutazione alla Commissione, compresa la possibilità di rappresentare a quest’ultima, con la necessaria tempestività, l’esistenza di accertamenti ispettivi in corso o l’esistenza di precedenti violazioni in capo all’impresa.