Verifica della natura del pregiudizio indennizzato per la tassazione dell’indennità transattiva

La Corte di Cassazione afferma che per stabilire l’esenzione ovvero l’imponibilità del risarcimento danni percepito dal lavoratore nell’ambito di una transazione di lavoro, è imprescindibile la verifica della natura del pregiudizio che l’importo ha la funzione di indennizzare (Sentenza 09 luglio 2019, n. 18371)

IL CASO

Il contribuente ha impugnato il silenzio rifiuto opposto dall’Agenzia delle Entrate alla richiesta di rimborso delle ritenute d’acconto subite sulla somma erogata dal datore di lavoro a titolo di risarcimento dei danni derivati dalla cessazione del rapporto di lavoro.
I giudici tributari hanno respinto il ricorso, confermando la legittimità del diniego del rimborso, in considerazione del fatto che dal verbale di conciliazione che prevedeva l’erogazione del risarcimento danni, risultava che la somma era stata corrisposta a titolo transattivo a fronte della rinuncia del lavoratore ad ogni pretesa o possibile rivendicazione nei confronti del datore di lavoro senza alcun riferimento a danni psicofisici lamentati dal lavoratore.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Il lavoratore ha impugnato la decisione dei giudici tributari adducendo che la somma percepita a titolo di risarcimento era da imputarsi a un danno fisico patito a causa dell’anticipata risoluzione del rapporto di lavoro.
La Corte di Cassazione ha osservato, preliminarmente, che secondo la disciplina in materia di imposte sui redditi , “le indennità conseguite.. .a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli.., perduti“.
In altri termini, le somme percepite a titolo risarcitorio costituiscono reddito imponibile nei limiti in cui abbiano la funzione di reintegrare un danno concretatosi nella mancata percezione di redditi.
Secondo la Suprema Corte, dunque, l’applicazione in concreto della norma comporta, che la questione relativa alla imponibilità delle somme riscosse dal lavoratore a titolo risarcitorio non possa mai prescindere dall’accertamento in ordine alla natura del pregiudizio che l’importo ricevuto ha la funzione di indennizzare, dovendo in particolare il giudice di merito verificare se la dazione di tali somme trovi o meno la sua causa nella funzione di riparare la perdita di un reddito, potendo in caso di risposta positiva – e sempre che non si tratti di danni da invalidità permanente o da morte – affermarsi la tassazione della relativa indennità.
Nella fattispecie, osserva la Suprema Corte, i giudici di merito hanno effettuato la suddetta verifica osservando, con motivazione logica e compiuta insindacabile in sede di legittimità, che la dazione della somma aveva la sua causa nella funzione di riparare la perdita di un reddito, atteso che dalla transazione non vi è traccia di un risarcimento riconducibile al danno fisico patito dal lavoratore a causa dell’anticipata risoluzione del rapporto.