Indagini bancarie e prova contraria

È inconsistente la pretesa estensione della presunzione legale alle movimentazioni sui conti del coniuge del contribuente, avendo quest’ultimo efficacemente documentato trattarsi di un flusso finanziario riferibile ad un affare di stretta pertinenza del coniuge stesso (Corte di Cassazione – Sez. VI – Ordinanza 09 ottobre 2018, n. 24903).

La Cassazione rigetta il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate.
Nel caso di specie, con sentenza la CTR respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, avverso la decisione della Commissione tributaria provinciale che aveva accolto il ricorso del contribuente contro l’avviso di accertamento per II.DD. ed IVA. La CTR osservava in particolare che il contribuente aveva dato adeguata contro prova alla presunzione legale relativa derivante dagli accertamenti bancari espletati dall’Ente impositore, anche con riguardo ai rapporti intrattenuti dalla moglie, con specifico riguardo alla ripresa a tassazione di un accredito imputato a reddito per la vendita di un dipinto d’autore ad un acquirente britannico.
Per l’agenzia fiscale ricorrente la CTR, anche in violazione dei principi generali sull’onere probatorio di cui all’ultima disposizione codicistica evocata, ha erroneamente affermato che le contro prove offerte dal contribuente inficiano l’effetto della presunzione legale relativa fondata sulle disposizioni dei decreti sull’accertamento delle imposte reddituali e sull’IVA pure evocate.
La censura è inammissibile.

Specificamente in relazione alla parte principale delle riprese fiscali de quibus, la CTR ha argomentato puntualmente sull’inconsistenza della pretesa estensione di tale presunzione legale alle movimentazioni sui conti del coniuge del contribuente, avendo il medesimo efficacemente documentato trattarsi di un flusso finanziario riferibile ad un affare di stretta pertinenza del coniuge stesso (vendita di un dipinto appartenente alla di lei madre, che in tal modo la beneficiava di una donazione indiretta); ed ha comunque negato in diritto la fondatezza della “doppia presunzione” che l’Ente impositore ne vuol fare derivare ossia non solo quella della riferibilità dell’operazione all’attività professionale del contribuente, ma anche quella della lucratività per lo stesso dell’operazione medesima.

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